Iconografia cilena: una mostra, una conferenza

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Presso la Galleria AIAP di Milano una mostra curata da Margarita Cid Lizondo (grafica, ricercatrice e docente della Universidad de Las Americas, Cile) che ha raccolto le sue ricerche sull’iconografia delle culture pre colombiane nel volume Diseño Precolombino: Iconografia Chilena. Da questo volume ha avuto origine la mostra che raccoglie esempi di arte rupestre, e non solo, dei popoli del sud America (principalmente la zona del Cile) in un ottica di recupero del patrimonio iconografico ancestrale cileno e di un’analisi delle sue ricadute sull’arte e l’artigianato.

La mostra analizza principalmente quattro culture:
la Cultura Rapa Nui che trae origine dai popoli del Pacifico e dall’Isola di Pasqua famosa per i moai: le grandi statue monolitiche;
la Cultura Norte Grande che si è sviluppata nella regione andina e ha nell’arte rupestre la sua più importante espressione;
la Cultura Diaguita importante per la sua raffinata produzione di vasellame in epoca pre colombiana;

la Cultura Mapuche che è sopravvissuta sino ai giorni nostri.

L’esposizione è stata realizzata grazie al contributo del Governo cileno.

inaugurazione mercoledi 20 maggio  2009 - ore 18,00

La mostra resterà aperta sino al 29 maggio con i seguenti orari:
lunedì/venerdì 14.00-18.00, sabato 10.00-18.00, domenica chiuso.

Galleria Aiap - via Ponchielli 3 - Milano (MM1: Lima)
http://www.aiap.it

Margarita Cid Lizondo approfondirà i temi della mostra in una conferenza dal titolo:

I SEGNI DELLE CIVILTÀ PRECOLOMBIANE
Indagine su un patrimonio iconografico

giovedì 21 maggio 2009, ore 18.30
presso l’Aula Magna IED - Istituto Europeo di Design, via Sciesa 4, Milano.

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Il destino della pittura: Glaser - Mattotti - Calligaro

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Milton Glaser, Lorenzo Mattotti, Renato Calligaro: tre grandi artisti presentano in contemporanea la loro opera in tre diverse località storiche del Friuli collinare: Colloredo di Monte Albano, Fagagna e San Daniele dal 7 marzo al 13 aprile.

“Glaser Mattotti Calligaro. Il destino della pittura” è il titolo della mostra, curata dalla Galleria Nuages di Milano, che verrà inaugurata sabato 7 marzo con un percorso di visite guidate – presenti gli autori – che toccherà tutte e tre le sedi espositive, a partire, alle 16, dal Museo del Territorio di San Daniele, dove esporrà Calligaro, per passare poi al Palazzo Municipale di Fagagna, che ospiterà Mattotti, e concludersi, alle 19, al Castello di Colloredo, con Glaser.  Il progetto espositivo propone, in ognuna delle tre sedi, un’ampia selezione di opere – in tutto oltre duecento – di tre fra i massimi protagonisti del graphic design contemporaneo: artisti che al linguaggio della pittura, con diverso genio creativo e diversa sensibilità, intrecciano il linguaggio della grafica, della pubblicità e del fumetto, con risultati di prepotente vitalità.

La mostra, promossa dai Comuni di Colloredo, Fagagna e San Daniele in collaborazione con la Comunità collinare del Friuli - uniti da un comune progetto di valorizzazione culturale del territorio - si realizza con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e si inserisce nel vivo del dibattito culturale sul destino dell’arte figurativa. Le opere esposte propongono di fatto tre possibili e originali risposte all’interrogativo implicito nel titolo dell’esposizione.

A partire da Milton Glaser, il più noto e carismatico designer della seconda metà del Novecento. Chi non ha visto almeno una volta il logo “I Love New York” con l’immagine del cuore al posto della parola “love”? Non tutti sanno che quell’idea semplice e geniale, icona in perfetto stile pop entrata nell’immaginario collettivo attraverso milioni di t-shirts e gadget venduti sulle bancarelle di tutto il mondo ha un padre e un autore proprio in Milton Glaser, classe 1929, che ha affascinato generazioni di graphic designer di tutto il mondo per il suo eclettismo stilistico.

Anche la produzione di Lorenzo Mattotti è espressione di un personalissimo ed eclettico crescendo creativo. Figlio della provincia italiana ed erede della sua grande tradizione pittorica, da anni vive e lavora a Parigi e le sue opere, dallo stile inconfondibile per colori, forme e vitalità, godono di un grande successo di critica e di pubblico in tutto il mondo.
Illustratore, disegnatore, autore di fumetti dall’inesauribile versatilità, la sua ricerca linguistica attraversa ogni campo dell’immagine disegnata.

Renato Calligaro è una delle “matite” più innovative nel panorama europeo dell’illustrazione e del fumetto. Negli ultimi anni, animato dall’urgenza di approfondire anche sul piano teorico il dibattito sul destino della pittura, ha fondato e dirige la rivista di psicologia, fenomenologia e antropologia dell’arte TempoFermo. Ideatore del progetto espositivo, è autore del saggio inedito presente nel catalogo Nuages che ne spiega il senso.

L’uso sempre più abile e spregiudicato delle moderne tecniche della comunicazione – dalla grafica digitale alla video art – ha di fatto prodotto profonde trasformazioni nella rappresentazione e nell’espressione artistica e ha definitivamente messo in crisi la “narratività” della pittura, minacciando di rendere obsoleto il ruolo e la funzione del linguaggio pittorico.

Fondere in un’unica prassi la grafica, la pubblicità, l’illustrazione, il fumetto e la pittura, mantenendo altissimo il livello della qualità formale pare essere il percorso obbligato per un recupero del valore e del ruolo della pittura, arte oggi più che mai aperta alla sperimentazione creativa. Il senso della triplice mostra risiede proprio nell’avventura del linguaggio alla ricerca delle sue forme possibili. Un’avventura che, fra vignette e fumetti, illustrazioni e quadri, nel contrappunto di maniere e stili che si intrecciano – scrive Calligaro – è sempre un inno alla “forma”.

La mostra, che si realizza anche grazie a AMB, Unipol e CMB, sarà visitabile, con ingresso libero, fino al 13 aprile, dal lunedì al giovedì per i gruppi (minimo venti persone e su prenotazione, telefonando allo 0432-201408), dal venerdì alla domenica dalle 9.30 alle 12.30 e, solo nei fine settimana, anche dalle 15.30 alle 19.

Sedi della mostra:
Milton Glaser. Il destino della pittura
Castello di Colloredo di Monte Albano
Colloredo di Monte Albano (UD)

Lorenzo Mattotti. Il destino della pittura
Palazzo Municipale
Piazza Unità d’Italia 2, Fagagna (UD)

Renato Calligaro. Il destino della pittura
Museo del Territorio
Via Udine 4, San Daniele del Friuli (UD)

Orari di apertura:
dal lunedì al giovedì: su prenotazione per gruppi allo 0432-201408 (minimo 20 persone)
venerdì: dalle 9.30 alle 12.30
sabato e domenica: dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.00

Sponsorizzano la  mostra: AMB, Unipol e CMB
Sponsor tecnico: Grafiche Filacorda

Milton Glaser, newyorchese, è il più noto e carismatico designer della seconda metà del Novecento: autore del famosissimo manifesto di Bob Dylan (1966) e della serie di elaborazioni grafiche per la Valentina di Olivetti (1968), del ruggente Leone della Biennale di Venezia 1980 e della serie di manifesti “I love New York” (con il cuore a sostituire la parola “love”), è stato definito un “artista completo, nel senso rinascimentale del termine, antico e moderno al tempo stesso” ed è considerato un maestro da innumerevoli schiere di designer nel mondo.

Lorenzo Mattotti, artista “europeo” la cui ricerca espressiva ha avuto inizio in quella fucina di creatività che sono stati gli anni Settanta in Italia, collabora con i più importanti giornali e riviste del mondo, illustra testi classici per adulti e per l’infanzia - dalla Divina Commedia alle Avventure di Pinocchio - crea storie a fumetti, copertine e film di animazione, campagne pubblicitarie e manifesti  di impegno civile in un personalissimo ed eclettico crescendo creativo che gli ha meritato prestigiosi premi internazionali.

Renato Calligaro
, friulano con una lunga immersione nell’immaginario mitico della cultura latinoamericana, come illustratore e vignettista di satira politica ha collaborato a numerosi giornali e riviste e pubblicato libri da Feltrinelli e Rizzoli, operando una fusione fra pittura, sua disciplina d’origine,  grafica pubblicitaria e fumetto e trasformando la polivalenza delle tecniche e degli stili in una vera e propria “avventura” narrativa del linguaggio. Come teorico della modernità in crisi ha fondato e dirige la rivista di psicologia, fenomenologia e antropologia dell’arte TempoFermo, che ospita saggi e discussioni sulla situazione e sulle funzioni dell’arte nella contemporaneità dominata dalla Tecnica.

ufficio stampa - associazione culturale vicino/lontano
via Crispi 47 – 33100 Udine – tel. 0432/287171
vicino.lontano@tiscali.it  -  www.vicinolontano.it

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Scritto da Giangiorgio

February 27th, 2009 at 8:42 pm

Grafica editoriale del ’900: un’eccellenza del Made in Italy

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La Galleria AIAP è lieta di invitarti a un nuovo appuntamento presso la propria sede martedì 3 febbraio 2009 - ore 17,00.

Dopo la mostra dello scorso anno dedicata alle copertine di Bruno Munari per il Club degli Editori e a seguito del grande interesse suscitato nel mondo dell’informazione dalla mostra ancora in corso dedicata alla collezione Elia Barbiani-Giorgio Conti sulla grafica editoriale italiana dal 1945 ad oggi (Vestire il libro, Gorgonzola, Biblioteca comunale, 17 gennaio-8 febbraio 2009), che rappresenta finalmente un segnale di attenzione ad una storia che deve ancora essere raccontata e assimilata fino in fondo, la Galleria AIAP ospita una tavola rotonda per presentare alcune delle più significative proposte maturate a Milano relative alla conservazione e valorizzazione di opere e documenti sulla grafica editoriale, dall’archivio Albe e Lica Steiner ai fondi dell’Aiap.

Del made in Italy si conosce il design e la moda, ma si ignora o sottovaluta il ruolo della grafica editoriale, che emerge invece come il suo terzo pilastro e che fa dell’Italia e di Milano il laboratorio più avanzato nel settore.

Dall’iniziativa precorritrice nel 1988 della mostra e del catalogo Disegnare il libro, realizzata con apporti vari e in collaborazione con l’Aiap, si giunge oggi alla raccolta Barbiani-Conti, unica esistente in Italia per completezza e dimensioni (oltre 3.500 volumi). Ancora una volta è il collezionismo privato che supplisce al mancato o sporadico intervento pubblico.

Di particolare rilievo è il progetto, presentato dal libraio antiquario Andrea Tomasetig, del primo Museo del libro e della lettura in Italia interamente dedicato al Novecento e basato sulla raccolta Barbiani-Conti, sullo straordinario archivio editoriale Bruno Munari riunito da Giancarlo Baccoli e sulla collezione Gianni Manzo di capolavori del libro futurista e delle altre avanguardie.

L’incontro pubblico, che prevede anche l’autorevole intervento conclusivo di Gillo Dorfles, non può che tenersi a Milano, la città della rivoluzione tipografica futurista, la città di Bruno Munari e la riconosciuta capitale dell’editoria. L’obiettivo è di fare del libro uno strumento privilegiato di promozione culturale del made in Italy in vista dell’Expo 2015.

La tavola rotonda è promossa da Aiap, Sistema Bibliotecario Milano Est e Assessorato alla Cultura del Comune di Gorgonzola.

Coordina:
Stefano Salis, Giornalista Il Sole 24 Ore

Intervengono:
Giorgio Conti, Università Ca’ Foscari – Venezia
Mario Piazza, Politecnico di Milano / Aiap
Anna Steiner, Archivio Albe e Lica Steiner, Politecnico di Milano
Andrea Tomasetig, libraio antiquario
Giovanni Anceschi, IUAV – Venezia

Conclusioni:
Gillo Dorfles, critico d’arte

A conclusione della tavola rotonda sarà offerto un rinfresco.

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martedi 3 febbraio 2009 - ore 17,00

Galleria Aiap - via Ponchielli 3 - Milano (MM1: Lima)

http://www.aiap.it

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Nasce TIPOITALIA la rivista della Tipografia italiana

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Dopo lunga gestazione è finalmente in uscita TIPOITALIA la rivista della Tipografia italiana.

Curata da Claudio Rocha type designer brasiliano, ma attualmente residente in Italia, e Simone Wolf di Typevents Italia, la rivista vuole stimolare un nuovo Rinascimento della cultura tipografica italiana che da alcuni anni, grazie alla conferenza ATypI a Roma del 2002 con la prima mostra di Italic 1.0 e successivamente con altre iniziative fino ad arrivare alla seconda edizione di Italic 2.0, ha risvegliato l’interesse verso questa “arte” nata proprio nel nostro Paese alla fine del xv secolo.

Claudio Rocha, ricco della sua esperienza nella co-direzione della rivista brasiliana Tupigrafia, ha voluto far nascere anche in Italia un importante strumento di comunicazione sulla tipografia.
Nella rivista saranno illustrati aspetti storici del lettering, dell’editoria e della tipografia italiana, ed anche analisi di caratteri italiani contemporanei e saggi fotografici.
La rivista è bilingue (italiano e inglese) e il primo numero si è avvalso dei preziosi contributi di esperti della materia come James Clough, Giada Coppi, Sandro Berra, Piero De Macchi e Giangiorgio Fuga.

Vi aspetto tutti alla presentazione ufficiale che si terrà mercoledì 28 gennaio 2008 presso lo IED di Milano, via Sciesa 4 alle ore 18:30

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Spaghetti Grafica alla Triennale di Milano

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Presso la Triennale di Milano, martedì 20 gennaio p.v. alle ore 18:30 verrà presentato il progetto “Spaghetti Grafica” ne parleranno con gli autori: Silvana Annichiarico (Triennale Design Museum), Mario Piazza (46xy) e Giacomo Spazio (Airstudio).

Saranno poi presentati 5 casi studio raccontati dal vivo dai rispettivi designer:

Ginette Caron, Due mani non bastano, Leftloft, Studiocharlie e Zetalab.

Alla fine della serata sarà presentato ufficialmente il bando Spaghetti Grafica BIS.

Per ulteriori informazioni: Ministero della Grafica

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Giorgio Muggiani: il pittore - cartellonista tra grafica e calcio

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Vissuto a cavallo tra il IX e il XX secolo, il pittore futurista Giorgio Muggiani è stato tra i pionieri della nuova forma d’arte della cartellonistica pubblicitaria italiana come lo furono: Marcello Dudovich, Fortunato Depero, Leonetto Cappiello, Leopoldo Metlicovitz, Arturo Panni, Jean D’Ylean, Enrico Sacchetti, Marcello Nizzoli, Celeste Peters, Carlo Nicco, Alfredo Chappuis, …

Agli inizi la pubblicità veniva fatta principalmente con solo testi e disegni, anche se la maggior parte della popolazione era analfabeta ed erano molto pochi coloro che potevano leggere i manifesti e i giornali, e la pubblicità era molto semplice ed immediata. Spesso si usavano i verbi all’imperativo: “Bevete..”, “prendete..”, “Al vostro farmacista chiedete..”.

Oltra alla pubblicità murale, molto più immediata, la comunicazione si sviluppa anche attraverso le ultime pagine dei quotidiani, quali la “Domenica del Corriere”, la “Tribuna Illustrata” e la “Illustrazione Italiana”, dove appaiono i primi comunicati pubblicitari che oltre alle mirabili illustrazioni appaiono ottimi esempi di lettering.

Il senso degli affari mai disgiunto dalla vena artistica e creativa, ne fece uno straordinario pioniere della cartellonistica e dell’illustrazione pubblicitaria in Italia e un altrettanto straordinario interprete e testimone dello spirito dei suoi giorni.

Le ‘campagne’ promozionali di Cinzano, Pirelli, Società di Navigazione, Rinascente, Lana Gatto, Martini (1921), Biscotti Lazzaroni (1928), Moto Guzzi (1917), Borsalino, Florio, Recoaro e Hair Coloring Tonic (Acqua di Tebe) sono solo alcuni dei suoi lavori più famosi.

Nel 1914, su richiesta del giovane pubblicista Benito Mussolini, disegnò la testata del giornale “Il Popolo d’Italia”, modello grafico al quale si sarebbe poi uniformata la gran parte delle altre testate giornalistiche.

Stemma con l’acronimo del Football Club Internazionale Milano
Stemma con l’acronimo del Football Club Internazionale Milano

Ma Muggiani è famoso anche per la storia del calcio italiano. Innamoratosi di questo sport in Svizzera al suo rientro in Italia, si fece socio del Milan Foot-Ball and Cricket Club, staccandosene presto, a causa di disaccordi con l’allora presidente Gianni Camperio, per fondare - la sera del 9 marzo 1908, al ristorante l’Orologio, insieme con altri 42 soci dissidenti - il Football Club Internazionale Milano, di cui disegnò anche il logo societario e indicò il nome del nuovo club. Egli disse:Nascerà qui, al ristorante l’Orologio, ritrovo di artisti e sarà per sempre una squadra di grande talento. Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle, si chiamerà INTERNAZIONALE perché noi siamo fratelli del mondo” (quindi scelse, anche se indirettamente, il colore delle maglie).

Lo stemma del nuovo sodalizio ha il fondo dorato delimitato da due cerchi, uno blu e uno nero, e con le lettere dell’acronimo sociale in bianco, sovrapposte: FCIM (Football Club Internazionale Milano).

La scelta dei colori non fu, però, dovuta a ragioni artistiche, ma al fatto che il blu e il nero erano gli unici colori a disposizione di Muggiani in quel momento. Il nerazzurro resterà, comunque, per sempre il colore dell’Internazionale.

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Auguri a tutti i lettori dei miei blog

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Scritto da Giangiorgio

December 21st, 2008 at 12:06 am

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Comprate “Progetto grafico 12/13” la rivista della progettazione grafica italiana

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Il numero, con sempre più pagine, è ricco di argomenti che si intrecciano grazie ai contributi di decine di importanti autori: la cartografia; il basic design; il lavoro di protagonisti della grafica come Erik Nitsche, Amos Paul KennedY jr., Winsor McCay; l’alfabeto e la tipografia armena; editoria…

La sezione Cyan è raddoppiata e divisa in due parti: nella prima si parla a lungo di Germano Facetti e nella seconda si affronta l’attuale tema della comunicazione e propaganda delle università italiane.

Con l’allegato (un prezioso libricino di 64 facciate) e gli articoli su design e matematica, «Progetto grafico» celebra la pagina 2000.


In vendita in abbonamento, presso la Libreria Aiap e presso le sempre più numerose librerie in Italia.

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Sfoglia le pubblicazioni online di graphic design

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Inauguro questo mio blog sulla progettazione grafica e la comunicazione visiva riproponendo, inizialmente, dei post che avevo scritto sul mio blog tipografico Giò Fuga Type | blog per la categoria “Non solo type” e che trovano anche il posizionamento su questo blog di progettazione grafica.

Girovagando su internet ho trovato questo sito interessante: www.issuu.com.

Una sorta di “YouTube” per le riviste, le pubblicazioni, per così dire, che consente di visualizzare molti stampati in modo interattivo. Qui si può sfogliare liberamente, si può caricare i propri stampati (anche relativamente di grandi dimensioni di peso), che verranno poi visualizzate da Flash così da condividerli con altri lettori.

Subito sono andato a cercare pubblicazioni riguardanti la “Typography”, “Fonts” e inizialmente trovavo poco. Poi mi sono accorto che, in alto a destra della pagina web, era impostato su l’italiano e cambiando in english ho trovato di tutto, da riviste a specimen a libri …


Buona ricerca!

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L’emblema della Repubblica Italiana

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Inauguro questo mio blog sulla progettazione grafica e la comunicazione visiva riproponendo, inizialmente, dei post che avevo scritto sul mio blog tipografico Giò Fuga Type | blog per la categoria “Non solo type” e che invece trovano il corretto posizionamento su questo blog dove sono previsti ulteriori approfondimenti.

Una stella a cinque raggi di bianco, bordata di rosso, accollata agli assi di una ruota di acciaio dentata, tra due rami di olivo e di quercia, legati da un nastro di rosso, con la scritta di bianco in carattere capitale non meglio specificato «REPVBBLICA ITALIANA».

Così viene descritto l’emblema della Repubblica Italiana approvato dall’Assemblea Costituente nel 1948 e promulgato dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola.

Paolo Paschetto

Paolo Paschetto

Il bozzetto iniziale fu realizzato dall’artista Paolo Paschetto, vincitore dei due concorsi pubblici indetti nel 1946 e nel 1947, cui parteciparono complessivamente circa 500 candidati con oltre 800 bozzetti, ma poi venne fortemente modificato per ragioni non artistiche. Paschetto era un famoso artista polivalente, professore di ornato presso l’Istituto di Belle Arti di Roma, che passava dalla xilografia alla grafica, dagli ex libris agli acquarelli, dall’olio all’affresco. Oltre al bozzetto dell’emblema disegnò numerosi francobolli, compresa la “la rondine” della prima emissione filatelica italiana di posta aerea.

Ma torniamo al bozzetto iniziale vincitore nel 1946 dove veniva richiesto: “una cinta turrita che abbia forma di corona, circondata da una ghirlanda di fronde della flora italiana. In basso, la rappresentazione del mare, in alto, la stella d’Italia d’oro; infine, le parole UNITÀ e LIBERTÀ” (curiosità l’Unità ricorda il PCI, mentre Libertà la DC; un primo compromesso storico).

Tale cinta turrita diventerà poi la corona che sarà cinta la testa della rappresentazione femminile dell’Italia. Qui Paschetto rispettò tutti i parametri richiesti, ma tale emblema, dopo una mostra nella centrale Via Margutta a Roma, non piacque prendendo anche la definizione, da parte di alcuni, di “tinozza”. Partì pertanto un secondo concorso, del quale però non rimane alcuna traccia negli archivi, con un nuovo brief che previlegiava il tema del “lavoro”. Anche questa volta, risultò vincitore Paolo Paschetto, il cui elaborato fu sottoposto a ulteriori ritocchi da parte dei membri della Commissione. Ultimati altri adempimenti e stabiliti i colori definitivi, si arriva al 5 maggio: il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola firma il decreto legislativo n. 535, che consegna all’Italia il suo simbolo.

i due bozzetti di Paschetto e il definitivo “ritoccato” di molto da parte dei membri della Commissione
i due bozzetti di Paschetto e il definitivo “ritoccato” di molto da parte dei membri della Commissione

Nel 1987 viene indetto un nuovo concorso, promosso da Bettino Craxi, per cambiare l’emblema, ma non se ne fece niente.

Il concorso per l’innovazione dell’Emblema della Repubblica Italiana fece arrivare 239 progetti dei quali ben 114 misero in grande imbarazzo la qualificata giuria di cui facevano parte anche Portoghesi, Testa, Eco.

Stivali, vele, omini tricolori, valli svizzere e valli valdesi, un repertorio stereotipato e prevedibile che scatenò la facile ironia dei giornalisti, così racconta Giovanni Baule che dello stellone ricostruì la storia sul primo numero del 1988 di Lineagrafica. (in un prossimo post riproporrò le immagini di tale concorso).

Nessuno fu scelto ma ‘chi subì la sconfitta fu la grafica italiana e quelli che vi lavorano quotidianamente: una disciplina ormai riconosciuta e una professione che mantiene un alto credito, almeno fuori dai concorsi.’ Rimase il vecchio emblema di Paolo Paschetto il ‘pittore delle Valli Valdesi’.

Fonte www.quirinale.it - SocialDesignZine

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